venerdì 6 febbraio 2009

non è un paese per vecchi


i vecchi, prima o poi, muoiono...

questo, infatti, non è Javier Bardem 2008 ma Mino Reitano 19...

giovedì 5 febbraio 2009

rissa da berskha


giovedì 5 centro commerciale

fuori pioggia (posteggio miracoloso) dentro sauna

porta scorrevole che scorre con gagliarda scorrevolezza mentre io scorro dentro con flaccido scoramento post post prandiale

corridoio poi a destra

un negozio, un altro e berskha

odore di polvere e vestiti di qualità scadente

ma economici

economici in crisi economica

odore di ascelle, torbide sensualità compresse in top di una taglia di meno, ma tanto prima dell'estate dimagrisco

piedi sudati, caldo aroma fortemente speziato che alla lunga dà troppo alla testa

mani, fianchi, cosce femminili si strusciano, s'incrociano, languiscono in ambigue boteriane composizioni

magliettine maglioncini pantaloncini come tonni

donne, femmine, ragazze, ex ragazze, carampane, troiette, rifatte, fattone, professoresse, bisessuali, sfigate, lesbiche dichiarate e aspiranti veline come nerobuti siciliani nella mattanza

mani a cercare tessuti incrociano mani, piedi schiacciano alluci dolenti in scarpe troppo strette e un po' alì babà, seni si strofinano all'interno dei capi di qualità scadente che col primo lavaggio stingeranno si restringeranno: la maglia gialla ai poveri dei cassonetti gialli, pescati da uno zingarello acrobata, a testa in giù nel cassonetto giallo

manica di maglia gialla afferrata da una mano inanellata, manica di maglia gialla afferrata da mano con unghie rosicchiate, finite le maniche della maglia gialla. mani che tirano in direzioni opposte. squartamento biblico della maglia gialla.

top rosso ciliegia dai bottoni divelti. pantaloni verdi semicalpestati. top in lurex very zoccola, litigato da due come sopra. jeans tutti irrimediabilmente taglia 36. montagne di maglie per terra, maglioni di lana strappati alle povere pecore ora contesi da due povere vacche.

la cassa batte dling!, la cassiera batte prego!, le commesse battono la fiacca allora?

in fondo, si è un po' tutte battone in un pomeriggio di shopping futurista

mercoledì 4 febbraio 2009

call me Achab


stasera, al Piccolo, Moby Dick

premesse:

1. qualsiasi rappresentazione teatrale, cinematografica, televisiva, radiofonica, telepatica, artistica, musicale, ecc... ecc... ecc... non regge nemmeno le scarpe all'oceanica maestosità di Melville

2. non vedevo l'ora di vedere come avrebbero risolto le scene di caccia in alto mare e mi ritrovo a fissare un dialogo di sordomuti - ecchccazzosestarannaddì?

3. mi hanno scombussolato un po' di battute, dando le migliori a quel pivello di Ismaele che nel libro non ha poi questa grande importanza a livello di personaggio, quanto come testimone e narratore onniscente

4. quando spiegano come si squarta una balena non si capisce un tubo perché parlano tutti insieme - e pensare che quella era una delle parti più gustose hi hi hi!

5. fa impressione veder riassunto un libro di qualche centinaio di pagine in 150 minuti di spettacolo, anche se senza intervallo

... però Albertazzi è un grande Achab. Non sembrava recitasse, pareva che quella fosse davvero la sua vita.

O meglio, che la vera vita del lupo di mare fosse, in realtà, una recita, e che il vero Achab fosse prigioniero di quel suo personaggio di capitano maledetto, che lo spinge a consumarsi le ossa e i giorni alla rincorsa del leviatano.

E che bianchi i suoi capelli, mentre invocava il bianco capodoglio.

E rossa, di un velluto cangiante e scarlatto, la sua marsina.

E malferme, le sue gambe, come se fossero di legno entrambe.

Eppure, maledizione, che poca voglia di morire ha quest'uomo!

"Lascio una scia bianca e inquieta, acque pallide, facce più pallide, dovunque passo. Le onde invidiose si gonfiano ai lati per sommergere la mia traccia: facciano, ma prima io passo."

martedì 3 febbraio 2009

disintossikAZIONE


ieri sono andata a fare shopping

e fin qui niente di strano, ci sono i saldi

uscendo dai negozietti, m'imbatto in un'erboristeria

"Tò, un'erboristeria!"

e, quantunque consapevole che lì, di saldi, nisba, impavida entro.

la ragazza dietro il bancone sembra proprio una secchiona: frangiona bionda, occhialini sulla punta del naso, càmice immacolato

io, invece, sembro proprio una fattona: capello appiccicato, occhiali con ditate, camicia che stamane era quasi stirata e ora, non so come non so perché, sembra "che sia stata messa nel sedere di un cane", come dice mia madre

niente ci fa

mi avvicino il più naturale possibile alla secchiona, le faccio un sorriso, ed esordisco con un bel: "mi sento una merda"
- hm?-
-sì, dunque... MISENTUNAMERDAMISVEGLIOGIàSTANCANONHOVOGLIADIFARNULLAMIFACCIOLADOCCIAOGNIGIORNOEHOPELLECAPELLIDASCHIFODOPOSEIOREMISTACASCANDOLAFACCIAMIVENGONOPUREIBRUFOLIEMISIAPPANNANOANCHEGLIOCCHIALI!!!
- ho capito. bisogna depurare.

e così da oggi sono una fiera depuratrice di me stessa. e non è neanche difficile; madamine, il catalogo è questo:
1) svegliarsi mezz'ora prima ogni mattina per tracannare l'essenza di carciofo e erbe amare diluita in mezzo litro d'acqua
2) fare il saluto al sole, ma senza vomitare con le posizioni a testa in giù, per muovere l'intestino
3) svuotare il medesimo cronometrandomi sennò becco la coda in tangenziale e sono finita - in caso di boicottaggio dell'apparato digerente, rimandare la seduta a più propizi momenti
4) fare colazione, ricordandosi di ingurgitare almeno la spremuta di tre arance, due tazze di the leggero e una di cereali
5) zompare in macchina salendo e scendendo cinque piani a piedi, sempre e comunque, traslochi compresi
6) portarmi dietro le bottigliette, lo sciroppino e il misurino di estratto di cranberry (già soprannominato dai miei alunni "acqua torbida") e berne un litro durante la giornata
7) ricordarmi di prendere due volte al giorno e lontano dai pasti i fermenti lattici
8) non mangiare fuori pasto, e calibrare bene i nutrienti seguendo una dieta bilanciata, armoniosa, completa, alta bionda e con gli occhi azzurri e, utopicamente, fare sport ogni giorno (ma vedi punto 5)
9) andare a letto presto tutte le sere
10) smettere di passare le ore su internet che mi viene la gobba, il culone che fa provincia e mi deprimo pure a leggere tutte le stronzate che la gente scrive sui blog!

mercoledì 21 gennaio 2009

senza parole


non posso caricare soltanto foto, altrimenti l'avrei fatto

intanto, ecco un regalino, da gustare piano piano nei momenti di tristezza

da riservare per le sere d'inverno, nelle quali rimpiangi il caminetto

da accarezzare come un gatto se non fosse che sei allergica

da ricordare

da tramandare

da sperare

lunedì 19 gennaio 2009

ARCImortacci!



Lunedì sera, tour de force: esci dal lavoro, corri a casa, prepara la lezione di spagnolo, corri all'ARCI, aspetta l'alunno invisibile, l'alunno invisibile non si materializza nemmeno questa volta (e tutti a dire che la scorsa voltaccen'erano sei ma minimo tiggiuro vabbé sarà per la prossima!) allorché scatti sul bolide, schizzi a fare quella mezza commissione che riesci a infilare tra le otto e un quarto e le nove meno venti, quando è già ora di ripuntare il bolide in direzione ARCI, riinfilarsi nel natural budello della puzzona via che sa di mercato del lunedì e cercare un posteggio non troppo da rimozione.

E poi entri.

Attraversi il corridoio lasciandoti sulla sinistra "la porta della riunione interminabile": sono lì dentro da settembre, tra volantini stampati anche di costa, avanzi di un panettone e (mi sembra, ma magari è un'allucinazione) fumo di sigarette. Passi il bar che sarebbe anche carino se solo qualche volta ci fosse uno straccio di qualcuno a bervi qualcosa. Disturbi irrimediabilmente la lezione di capoeira perché attraversi la roda in pieno e il mestre, con serafico, tropicale sorriso, accenna un saluto a testa in giù, appollaiato sul mignolo, a gambe spalancate con l'alluce teso verso di te in una affascinante e melliflua parodia di combattimento. Scendi le scale che conducono alla sala del baile flamenco, e a riprova di ciò c'è il tablao rivestito di formica, ci sono gli specchi deformanti e, appeso là in fondo, c'è un bel vestito da folclorica un poco battona.

Ma te ne freghi, perché tu sei lì per suonare la chitarra. Gli altri sono già arrivati, si accordano gli strumenti e tu accarezzi la tua Clementina, quanto seibbella Clementina, anche se il primo giorno mi è caduto il poggiapiede e ti ho quasi perforato la cassaarmonica, ora Clementina con quella piccola cicatrice sei ancora più bella! E poi Nelson si siede, lancia un motivo, e mentre tu fai del tuo meglio per massacrarglielo, spalanca la sua enorme bocca da nero cubano e canta:

Guantanameraaaaaaaaa....

sabato 17 gennaio 2009

verde que te quiero verde




avevo bisogno di respirare aria pulita, e così ho deciso di fabbricarmela: ieri sono andata a comprare le piante

al lidl c'erano i saldi dei bulbi (bella la triplice allitterazione, no?) e così ho preso un vasetto di tulipani rossi, uno di
giacinti viola e uno di "narcisi dorati".

Questi ultimi sono un omaggio a una poesia che ho molto amato da piccola, "I wandered lonely as a cloud" di Wordsworth:

I wandered lonely as a cloud

That floats on high o'er vales and hills,

When all at once I saw a crowd,

A host, of golden daffodils;

Beside the lake, beneath the trees,

Fluttering and dancing in the breeze.

Ecco fatto. E poi, non paga, ho visto che c'erano dei ficus benjamin molto piccoli e molto carini, e ne ho preso uno color verde chiaro: ho scoperto che si chiama Goldie, ed è andato a finire sul davanzale della finestra della cucina.

Ma, visto che non di solo ossigeno si vive, ho comprato anche quattro vasetti di erbe aromatiche: basilico, prezzemolo, salvia e rosmarino, tutti in bell'ordine come soldatini sul davanzale vicino al ficus. Il prezzemolo è praticamente già chino a guardare il pavimento.

E poi, per non farmi mancare nulla, e perché era very cheap and chic, mi sono regalata anche un bonsai. Un bonsai al lidl, chi l'avrebbe detto. L'ho guardato ben bene, ho deciso che gli avrei dato un nome degno di un piccolo albero, ma non me ne è venuto in mente nessuno, e così l'ho chiamato "Cosino" e l'ho messo sulla mensola del bagno. Se poi non gli piace lo sposto. Il nome, invece, mi sa che se lo tiene.

Ovviamente mia madre, senza che ci fossimo dette nulla, ieri ha deciso che mi avrebbe omaggiato a sua volta delle piante, e così mi ritrovo con un ficus "Samantha" nello studio, una Tillandsia con annesso fiore viola, sempre nello studio, e una Dracaena enorme, in cucina.

Bene. Ora che ho una quindicina di piante per casa, posso trarre le seguenti conclusioni:
- sono diventata anche io una di quelle "col pollice verde", automaticamente!
- bagnarle tutte, togliere le foglie morte, spostarle, spruzzarle nella vasca da bagno e, soprattutto, parlarci insieme, richiederà un supplemento del tempo settimanale che dedicavo alla pulizia della casa: passiamo da quindici a venti minuti
- ormai non ho più scuse, devo per forza ossigenarmi!