mercoledì 23 gennaio 2013

Para una niña que quiso ser grosella


Poema 19



Niña morena y ágil, el sol que hace las frutas,
el que cuaja los trigos, el que tuerce las algas,
hizo tu cuerpo alegre, tus luminosos ojos
y tu boca que tiene la sonrisa del agua.

Un sol negro y ansioso se te arrolla en las hebras
de la negra melena, cuando estiras los brazos.
Tú juegas con el sol como con un estero
y él te deja en los ojos dos oscuros remansos.

Niña morena y ágil, nada hacia ti me acerca.
Todo de ti me aleja, como del mediodía.
Eres la delirante juventud de la abeja,
la embriaguez de la ola, la fuerza de la espiga.

Mi corazón sombrío te busca, sin embargo,
y amo tu cuerpo alegre, tu voz suelta y delgada.
Mariposa morena dulce y definitiva
como el trigal y el sol, la amapola y el agua.


Pablo Neruda

domenica 13 gennaio 2013

mercoledì 21 novembre 2012

la rana y la ranita




Tu sei una ranocchia giovane, e salti da una ninfea all'altra, da un blog all'altro.

Io, che sono una rana già da un po', ci metto più tempo, ma salto lo stesso.

E grazie a te ricomincio a scrivere.





Eres una ranita, y saltas de un nenufar a otro, de un blog a otro.

Yo, que llevo un tiempo siendo rana, voy más despacio, pero salto igual.

Y gracias a ti he vuelto a escribir.

lunedì 23 luglio 2012

Bienvenue à Bordeaux!

Sono una guascona. Nel senso che sono in Guascogna. Va bé, ora si chiama Aquitania, ma la gente è rimasta mooolto guascona. Non riesco a caricare le mie foto, così bisogna accontentarsi. Sono qui da due giorni e ho già fatto in tempo a meditare su alcuni concetti: 1. I Bordolesi amano le ruote, ma tutti hanno dei gusti ben differenziati: la domenica sul lungo fiume ci sono famiglie intere su ruote, mica tutti in bici come noi, italiani noiosi, o tutti a piedi e il figlio grasso che pedala storto, come a Madrid. No, qui la cosa più usuale è vedere padre coi pattini che spinge figlio in passeggino, più madre on bici, un altro figlio in monopattino e una bimba in skateboard. 2. I Bordolesi sembra che non mangiano, e invece sì. Se ti muovi lungo il fiume (ancora) non trovi lo straccio di un chiringuito, giusto un gelataio squallido e un bar de pijos. Anche il centro dello shopping ha le sue zone: più di un km di negozi di vestiti e niente da mangiare. E proprio mentre ti stai disperando, voilà! Incominciano a spuntare i primi timidi kebab, poi si moltiplicano, ed infine, a mano a mano che ti allontani dal quartiere chiccoso dove vivi e ti avvicini al quartiere meno chiccoso dove vivono gli immigrati nordafricani, puoi magnare fino a scoppiare! 3. A Bordeaux ci sono quattro quartieri e tre linee di tram. La wi-fi è gratis in quasi tutta la città. I musei sono gratis. Quelli che non lo fossero, li paghi la metà con la tessera dello studente ( la prima cosa che ti danno a scuola). La Garonna è lurdissima. La gente è orgogliosissima della Garonna lurda. Hanno soprannominato la città "il porto della luna" perché il fiume fa un'ansa. Lurda anch'essa. 4. Bordeaux apre un museo ogni quattro minchiate: in questo assomigliano agli americani, si chiama minimalismo forzoso da scarsa presenza di opere d'arte. Se avessero il patrimonio della Grecia penso che morirebbero di gusto... Comunque il museo lo aprono, e ci vanno, ed è già qualcosa. Però non sanno quali quadri vi sono, e questo è grave. Provate a chiedere di Marquet... 5. I Bordolesi amano fare sport, parlar bene della proprie città e guardare ossessivamente il meteo: ogni mezza giornata di sole è buona per andare a fare un'escursione. Per chi viene da Barcellona o dalla Sicilia questo atteggiamento è incomprensibile. Comunque, la settimana prima che io arrivassi ha piovuto e ha fatto 20 gradi. Come l'ho saputo? Ho guardato il meteo ;)

domenica 6 maggio 2012

ho un cervello unamunico

ho un sacco di roba da fare

ma, soprattutto, ho voglia di fare esattamente ciò che non posso fare, mentre devo fare ciò che mi annoia a morte fare

a parte l'uso esagerato del verbo "fare", questi pensieri sconnessi mi portano a delle conclusioni

primo: mi sono trovata spessissimo in questa situazione

secondo: non riesco a stare senza iperlavoro - mi sento una vera inutile

terzo: ma poi, quando vedo che tutti intorno a me si godono il fine settimana come un momento di relax, e io mi danno per:
- studiare quindici capitoli
- correggere sessanta esami
- passare le bozze di un romanzo intero
- scrivere qualche cosa sul blog
- rispondere a dieci mail di amici
- andare a mangiare da mia madre
- ma andare a cenare da mio padre, che se no, entrambi si offendono
mi domando se sono loro a non rendere fruttuoso il loro tempo, o se sono io che non ho capito nulla

quarto: spero che il portare avanti più progetti paralleli non sia l'anticamera della schizofrenia, se no siamo a posto

quinto: qualcuno sa quando giocano l'atletico di Madrid contro quello di Bilbao la finale della Champions?

domenica 29 aprile 2012

domani

foto di Martina Stefanelli
http://www.fotocommunity.it/pc/pc/display/21718098

se fossi padrona
del tutto e del niente
se forte mi ergessi
su gambe veloci
se dritta guardassi
negli occhi la gente
se in cuor non cullassi
pensieri feroci

cantare potrei
ogni giorno il suo canto
ballare vorrei
come un tango la vita
dipinger saprei
con parole o con tinta
la luce che un giorno
credetti infinita





ma piove, ed è grigio
il mondo qui intorno
e piove anche in fondo
in fondo al mio cuore
domani lo so
sarà un altro giorno
versato sui libri
parole e parole

domani, domani
e poi ancora domani
e tu che hai già smesso
di scriver d'amore

sabato 10 dicembre 2011

ISTANBOHÈME

(foto di dottor_cemb; www.flickr.com/photos/dottor_cemb/5648602387/)

Il freddo rallenta, ma non blocca, la fluidità con la quale persone e idee si muovono. Tra file interminabili di pescatori da un lato, pendolari in corsa dall'altro, e il traffico di una delle principali arterie cittadine, a volte ti assale lo stordimento, là, sul ponte di Gàlata.


Sotto di te, le acque del Corno d'Oro trasportano sardine e battelli da crociera che eseguono sinuosi derrapamenti per fare inversione di marcia e, miracolo, non si toccano mai.
Sopra di te, il cielo si fa rapidamente scuro: è l'Asia che regala la notte all'Europa, là, sul ponte di Gàlata.


Si spegne il sole, si accendono le stelle, la luna, e le moschee eleganti che lanciano dai minareti il loro canto verso Allah, le sure del Corano ad indicare la via al muslim.
I muezzin cantano tutti insieme, ma non cantano all'unisono. Le modulazioni artistiche delle antiche sure volano nell'aria, si incrociano, si rispondono, abbracciano il rumore della città e lo impastano. Avvolgono il moderno nell'antico. E te lo regalano, là, sul ponte di Gàlata.


L'aria che ti avvolge sa di sardine alla brace e kebab, baklava e çay, spezie e incensi. I negozianti delle piccole strade del centro impilano montagne di frutta, affettano gli ananas, spremono con destrezza e manualità melograne e arance, che tagliano ed espongono rosse e grondanti di succhi. Quegli occhi di sangue ti spiano mentre scendi le interminabili scale che portano, da uno dei sette colli della città, fino là, sul ponte di Gàlata.


I veli delle donne sono eleganti ed abbracciano con la seta gli occhi dell'oriente. Le labbra delle donne sono carnose e sensuali, e i loro capelli sono lunghi e castani, o del color del rame, o del nero più corvino. La pelle delle donne è bella, elastica, preparata alla battaglia. Le donne, sole, con le amiche, con i bambini, con gli uomini, vanno e vengono anche là, sul ponte di Gàlata.


Fuori dal Gran Bazar si vendono orologi, calzini, magliette, bandiere. Dentro si comprano diamanti, sete, maioliche e pancere. Intorno, intere vie dedicate allo stesso articolo, venduto in venti negozi di seguito. Poi, interi quartieri dai quali non si riesce a uscire, dove la gente cammina e si ferma, prende un çay e si rilassa, va al ristorante e mangia velocissima per finire là, sul ponte di Gàlata.

Quando piove, minuscoli ombrelli di plastica trasparente 5lyt, pozzanghere e fiumi d'acqua sulle strade inclinate a 25 gradi. Traffico insostenibile, ingorghi di ore, vie laterali bloccate, micidiali arpioni spaccapneumatici per terra e polizia in Mini, il tram nostalgico di Istikal, con il suo carico di attori di serie B, lotta contro la folla dell'arteria pedonale e commerciale in senso latitudinale e contro i tacsi feroci e sordi in senso longitudinale. 16 milioni di persone che il freddo rallenta, ma non blocca e che spinge tutti, prima o poi, là, sul ponte di Gàlata.

Ed è il ballo eterno di oriente e occidente, è l'abbraccio dell'antichissimo con il modernissimo, è il miele più dolce che si fonde con la spezia più piccante. Sulla tua lingua, nei tuoi occhi, nelle tue orecchie, nelle tue narici e sulla tua pelle: è tutto, ed è ovunque. Ti entra dentro anche se tu non vuoi. Distrugge i pregiudizi con un sorriso. Spettina persino le teste più ordinate. Orna gli stili più minimalisti. Tu scappi da Istanbul, ma Istanbul ti rincorre, ti sfiora, ti invita a un tango, ti abbraccia e ti seduce persino là, soprattutto là, sul ponte di Gàlata.

Welcome to Asia.
Welcome to Europe.
Welcome.